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E io?
James Taylor a Roma
E così è già il 16 aprile, è mezzanotte circa ed è poco che è finito il concerto.
James Taylor è venuto a Roma.
In questo paese che si mostra oggi più che mai impaurito e stanco, in mezzo a chi pensa più a filmare e a fare flash che ad ascoltare, tra quei qualcuno che “spingo e non chiedo scusa”, il sig. Taylor è dolce. Così tanto che sì, è davvero fuori moda.
“Scusatemi se non parlo bene l’italiano”, e ogni volta che racconta le sue canzoni e storie cerca sempre di tradurre, mentre qualcuno ogni tanto gli grida le canzoni che vuole… E lui comunque ride e promette che piano piano le farà.
Perché, la maggior parte dei nostri musicisti, quelli nostrani, quelli osannati che suonano "inteatronelpalazzettonellostadio", non sono così?
Mi chiedo, è soltanto per una strategia di marketing che questi nostri “artisti” italiani ci assomigliano così "tristementetanto"? E piano piano diventano brutti com’è brutta la maggior parte di questa Italia?
E invece, il sig. Taylor, arriva sul palco, fa un cenno con la mano, sorride, e già insegna.
Insegna come, con un po’ di impegno, si può arrivare ad essere così rispettosi del mondo e della gente. Il sig. Taylor non assomiglia alla maggior parte del pubblico che questa sera lo ha applaudito…
E io?
Io stasera mi sento un po’ meno rotto, un po’ meno cinico, un po’ meno ferito da tutto quello che vedo e sento, spesso dico e faccio.
Io stasera mi sento davvero…curato, si, curato. Medicato.
Grazie sig. James Taylor, e a tutti quelli come te.
Simone Saccucci
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